Ricerca del Ca' Granda e dell'Università di Milano. C'è un "interruttore morale" nel cervello femminile, ma non in quello maschile

Uno studio, che apparirà on-line lunedì 25 gennaio sulla prestigiosa rivista scientifica PLoS One, condotto da ricercatori dell’Università di Milano e del Centro Clinico per le Neuronanotecnologie e la Neurostimolazione della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Policlinico - guidati dal Prof. Alberto Priori - in collaborazione con l’IRCCS San Raffaele di Milano e l’Università di Padova, ha dimostrato che il cervello morale femminile è plastico e che il suo funzionamento è modulabile con il semplice passaggio di una debolissima corrente elettrica, non percepibile dal soggetto ed assolutamente indolore, applicata sulla fronte.
Il senso morale, ovvero la capacità di distinguere bene e male, è uno degli aspetti più impenetrabili e oscuri della mente umana. In differenti patologie psichiatriche e neurologiche tale disturbo può generare alterazioni del comportamento con importanti ripercussioni sul funzionamento sociale ed affettivo del paziente. Come il nostro cervello guida il nostro comportamento in situazioni problematiche?
E soprattutto, è possibile manipolare il comportamento morale in modo transitorio e non invasivo? Tali interrogativi, che sembrerebbero più di pertinenza filosofica, costituiscono una nuova frontiera della ricerca nelle neuroscienze del comportamento.
I partecipanti allo studio, 38 uomini e 40 donne con un’età media di 24 anni, eseguivano un compito di giudizio morale prima e dopo essere stati sottoposti al passaggio di questa debolissima corrente (metodica conosciuta come stimolazione transcranica a correnti dirette). In tale compito i soggetti sono chiamati a risolvere dei dilemmi morali, caratterizzati da una forte conflittualità tra una soluzione razionale, ma fredda e cinica, e una soluzione guidata dalle emozioni e dall’empatia.
Come già dimostrato in un precedente studio dello stesso gruppo di ricerca, uomini e donne si comportano diversamente in situazioni conflittuali. Mentre gli uomini rispondono in modo più freddo e razionale, le donne sono molto più emotive.
Il passaggio della corrente debolissima sulla cute del cranio interferisce con la nostra capacità di giudizio morale accentuando ancor più tali differenze tra uomini e donne. Infatti, mentre negli uomini il passaggio della corrente elettrica non varia il contenuto delle risposte, la stessa corrente rende le donne più ciniche e calcolatrici.
Il cervello morale femminile è dunque più duttile e flessibile, probabilmente per far fronte ai diversi ruoli e ai diversi cambiamenti che la donna è chiamata ad affrontare nella sua vita.
“Questo studio – sostiene il Prof. Alberto Priori, Direttore Centro Clinico per le Neuronanotecnologie e la Neurostimolazione Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico e del Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università degli Studi di Milano - conferma la differenza di comportamento morale tra uomini e donne, una diversità che affonda le sue radici nella biologia e nella neuroanatomia, e che è indipendente da fattori culturali, quali la religione e l’educazione. In conclusione, i risultati dello studio, quindi, suggerirebbero che mentre la morale maschile è immodificabile, quella femminile lo è probabilmente per l’esistenza di aree cerebrali che hanno la funzione di “interruttore” su questo tipo di comportamento”.
Info: Ufficio Stampa IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano/dr. Sergio Vicario




































































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