GENITORI, GIÙ IL BICCHIERE DAVANTI AI VOSTRI FIGLI

SECONDO GLI ULTIMI DATI ISTAT,
IL 19,7% DEI RAGAZZI TRA GLI 11 E I 19 ANNI CON ALMENO UN GENITORE CHE BEVE RISCHIA DI SVILUPPARE PROBLEMI ALCOL-CORRELATI;
PER I FIGLI DI GENITORI ASTEMI IL TASSO SCENDE AL 14,4%
Il rapporto dell’Istat uscito in questi giorni su “Uso e abuso di alcol” in Italia parla chiaro: la popolazione dei consumatori occasionali di alcol nel nostro Paese è di circa 8 milioni di persone. Il numero di giovani tra i 18 e i 24 anni che pratica il binge drinking, cioè il bere per ubriacarsi, è di 698 mila persone, il 16,6% del totale. Tra i fattori che influenzano i comportamenti scorretti nei confronti del bere, il modello genitoriale si rivela un fattore altamente influente. Infatti, il 19,7% dei ragazzi di età tra gli 11 e i 17 anni con anche 1 solo genitore che non beve moderatamente ha già assunto almeno un comportamento a rischio nei confronti dell’alcol; tale quota scende al 14,4% se i genitori sono astemi. Per le ragazze della stessa fascia di età vale il medesimo principio, anche se lo scarto appare meno evidente: il rapporto infatti è di11,5% contro 10,2% (Tabella 1 allegata).
A questo proposito il dott. Gian Paolo Brunetto, Responsabile dell’Unità Operativa di Alcologia del Dipartimento Dipendenze Ulss 20 di Verona lancia un accorato appello ai genitori: “posate il bicchiere davanti ai vostri figli”. “L’alcolizzazione comincia fin da piccoli – spiega Brunetto – per cui in famiglia il consumo di alcolici non va preso alla leggera perché potrebbe agevolare lo sviluppo di comportamenti a rischio nei confronti dell’alcol. Può succedere infatti che le persone che vengono da noi, in Alcologia, siano vittime di un problema che nella realtà riguarda tutto il nucleo familiare”. Come nel caso di un fratello che ha accompagnato la sorella per problemi di alcoldipendenza nel percorso ambulatoriale, poi nel Club Alcologico Territoriale (CAT) per scoprire, alla fine, che anche lui soffriva dello stesso problema. O, ancora, come per quei figli che avevano accompagnato la mamma per aiutarla a disintossicarsi scoprendo poi che il problema lo aveva anche il padre.
L’approccio adottato dal team del dott. Brunetto è sistemico, cioè coinvolge tutte le figure che caratterizzano lo stile di vita della persona con problemi alcol correlati. “Per cambiare lo stile di vita - sottolinea Brunetto - bisogna coinvolgere i genitori e i fratelli nei Club Alcologici Territoriali (CAT) o nei gruppi degli Alcolisti Anonimi (AA) che permettono all’individuo di relazionarsi alla famiglia, e alla famiglia di relazionarsi al contesto della comunità locale in cui vive”.
I problemi che l’alcol può portare in una famiglia sono tanti: da difficoltà nella gestione della quotidianità a problematicità nel corretto adempimento del ruolo genitoriale; dalla mancanza di un supporto esterno (amici, parenti) legato alla vergogna di esternare il problema, al tentativo di risolverlo tra le mura domestiche, fino alla negazione del problema stesso, anche quando è ormai evidente. Così si crea una spirale da cui diventa sempre più difficile uscire. “L’unico modo di venirne fuori è chiedere aiuto - conclude Brunetto. - Se un familiare si accorge che c’è un problema di alcolismo, deve rivolgersi ad un centro come il nostro e non pensare di farcela da solo”. Sempre secondo il Rapporto Istat, il consumo più forte di alcolici a livello giornaliero è proprio nelle Regioni del Nord-Est. In Veneto, il tasso della popolazione con più di 11 anni che beve almeno un alcolico al giorno è pari al 28,5%, contro una media nazionale del 26,3%. Il centro di Alcologia è situato presso l’Ospedale di Marzana, in Piazza Ruggero Lambranzi, 1. Telefono: 045/8075476-77.
Info:
Claudio Capitini
Responsabile Ufficio Stampa
ULSS 20 Verona




































































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