L’Ospedale degli Infermi di Biella è uno dei quattro centri ospedalieri e universitari ad utilizzare in Italia la tecnica AMIC
SONO STATI PUBBLICATI DALLA CLINICAL ORTHOPAEDICS AND RELATED RESEARCH I RISULTATI DELLA RICERCA CONDOTTA SULLA RIPARAZIONE DELLA CARTILAGINE USANDO LA TECNICA AMIC
Si chiama AMIC (Autologous membrane induced chondrogenesis) la tecnica all'avanguardia nel campo delle biotecnologie nata in Svizzera nel 2005 per riparare la cartilagine quando ha subito una grave lesione. Dal 2007 viene utilizzata anche all’Ospedale degli Infermi di Biella dall’équipe coordinata da Alberto Siclari nella struttura di Ortopedia, diretta da Eugenio Boux.Traggono beneficio da questa tecnica tutti i pazienti affetti da lesioni cartilaginee del ginocchio, dell'anca della caviglia e del polso oltre che i pazienti colpiti da una artrosi di modesta entità che sicuramente nel tempo avrebbero dovuto sottoporsi all'impianto di una protesi artificiale.
“La tecnica, mininvasiva e poco dolorosa”, spiega Alberto Siclari “consente di dimettere il paziente dopo poche ore con l’indicazione terapeutica di muovere attivamente l'articolazione. Di fatto si usa l’artroscopio, un dispositivo di piccole dimensioni che illumina l’interno dell’articolazione e la filma con una micro telecamera mostrandola in tempo reale su di un monitor. Durante l’intervento viene inserito nella zona lesionata un tessuto di origine artificiale che funziona da impalcatura per le cellule del paziente che devono ricostruire la cartilagine. A questo impianto si unisce il gel piastrinico, un concentrato di piastrine del paziente stesso separate dal sangue, usato come colla e anche per richiamare le cellule staminali mesenchimali, le responsabili della rigenerazione della cartilagine. Queste cellule, infatti, sono presenti in tutte le ossa del corpo e costituiscono una riserva poiché si possono trasformare, al momento del bisogno, in cellule cartilaginee oppure ossee. Richiamate nell’articolazione si trasformano in cellule cartilaginee e sostituiscono il tessuto impiantato, che sparisce nel giro di tre mesi”.
La medicina ha, così, messo a punto un nuovo approccio alla riparazione della cartilagine con una tecnica che prevede un solo intervento ortopedico e dà risultati eccellenti. Prima la cartilagine veniva ricostruita interamente in laboratorio e poi veniva impiantata nel paziente ma le sue caratteristiche non erano uguali a quelle della cartilagine naturale mentre ora, essendo ricostruita dal corpo del paziente, è identica.
Un ulteriore importante vantaggio della tecnica usata è che può essere applicata anche nei 65enni mentre prima il limite d’età era di 45 anni. “Questo risultato” prosegue Siclari “è stato raggiunto grazie all’utilizzo del concentrato midollare ricavato dal paziente stesso tramite una aspirazione del sangue dalle ossa del bacino durante l’intervento chirurgico e indicato quando il richiamo delle cellule staminali è più difficile, generalmente dopo i 50 anni. Le cellule staminali vengono concentrate in sala operatoria con una apposita apparecchiatura e impiantate nell’articolazione durante l’intervento”.
In Italia sono solo quattro le strutture ospedaliere e universitarie che utilizzano questa tecnica. A Biella sono stati operati 250 pazienti, il numero più elevato sia in Italia sia all’estero tanto che i risultati dello studio condotto dal gruppo di lavoro, sono stati pubblicati dalla Clinical Orthopaedics and Related Research (CORR), la rivista scientifica più importante in campo ortopedico. All’Ospedale degli Infermi è stato possibile introdurre questa tecnica, ancora poco applicata, sfruttando l’esperienza della struttura di Ortopedia dell’Azienda Sanitaria di Biella nel campo delle biotecnologie e con la collaborazione del Servizio Trasfusionale, diretto dal dott. Gennaro Mascaro, dove gli specialisti prelevano dal sangue del paziente le piastrine che verranno reimpiantate nella zona che deve essere riparata.
All’Ospedale degli Infermi, attualmente, vengono trattati con questa tecnica rigenerativa anche pazienti affetti da altri problemi ortopedici: per esempio persone con una complicanza delle protesi d’anca o di ginocchio. Quando si verifica una riduzione della quantità di tessuto osseo intorno alla protesi inserita durante interventi ortopedici precedenti, la ricostruzione dell’osso mancante permette alla protesi di essere stabile e tollerata come appena impiantata. I risultati dello studio condotto dalla struttura di Ortopedia di Biella sulle lesioni cartilaginee sono stati presentati all’ultimo congresso nazionale della Società Italiana di Traumatologia e Ortopedia di Rimini. Mentre a dicembre verranno portati al congresso europeo della chirurgia del ginocchio a Berlino e, nel mese di maggio 2012, al congresso della Società Internazionale della Riparazione della Cartilagine che si svolgerà a Montreal in Canada.
Info:
S.O.S.Ufficio Pubbliche Relazioni Accessibilità e Comunicazione
S.O.C. Formazione e Comunicazione
Azienda Sanitaria Locale BI - Biella




































































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